Contoterzisti e filiere forestali


Lo sviluppo della bioeconomia della foresta inizia dagli agromeccanici, artigiani in servizio attivo anche nelle aree agro-silvo-pastorali

ROMA – Con il Testo Unico su foreste e filiere forestali da poco approvato dal Consiglio dei ministri sono state poste le basi di una cabina di regia per il patrimonio boschivo nazionale. In linea con lo spirito della giornata internazionale delle foreste, giunta ieri alla settima edizione, il testo rappresenta uno strumento che si propone di valorizzare la risorsa bosco, fondamentale per la conservazione della biodiversità, la protezione del suolo, la qualità dell'aria e delle acque. “Ora servono decreti attuativi che mettano i contoterzisti al centro del piano di sviluppo della filiera agro forestale”, evidenzia il presidente di Uncai Aproniano Tassinari. “Ogni strategia e programma concreto non potrà prescindere dagli agromeccanici, in prima linea nello sviluppo socio-economico anche delle aree marginali”.

In Italia il bosco è passato dai 5,5 milioni di ettari del 1950 a oltre 10,4 milioni dei giorni nostri. “La più grande infrastruttura del Paese è verde. Boschi e foreste ricoprono il 34,7% del territorio nazionale, eppure si taglia solo il 24% degli accrescimenti annuali, mentre la media europea è del 56%. Questo purtroppo fa dell'Italia uno dei maggiori importatori mondiali di legna”.

Oggi le cose stanno cambiando e con l'entrata in vigore del decreto legislativo in attuazione del collegato agricolo si prospetta una coerente strategia per la bioeconomia e le agroenergie. Dopo l'entrata in vigore dei decreti attuativi ci saranno le condizioni per affermare di avere politiche industriali, agricole e forestali funzionali: “Indipendentemente dal colore politico, il nuovo governo dovrà confermare la multi dimensionalità di un progetto che coinvolge diversi dicasteri, le regioni e soprattutto gli agromeccanici, aziende per eccellenza multifunzionali. Ricordiamo che ogni metro quadrato di bosco distrutto costa 20.000 euro alla collettività e solo nel 2017 gli ettari andati in fumo sono stati 141.000; ma soprattutto ricordiamo che il settore agroforestale vale già 540 milioni di euro, occorre solo attrarre investimenti sostenibili facendo leva sugli agromeccanici, gli unici in grado di garantire adeguate economie di scala”, conclude il presidente Tassinari.



Data pubblicazione

22-03-2018

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